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Bruno Munari - Enrico Prampolini / movimento, luce e creativit… infantile

Ean13: 9788899928414
Autore: Menolascina(a cura di di) 0000
Editore: IEMME EDIZIONI
Prezzo: € 20,00

L’idea di mettere insieme Bruno Munari ed Enrico Prampolini, nasce dall’aver scoperto un vecchio articolo pubblicato da A.M. Giannella nell’ottobre del 1927 su “La Domenica del Corriere”, il quale parlava di un giovane artista che si definiva futurista. Uno di quei giovani che avevano l’ambizione di collocare il proprio nome accanto a quello di Boccioni, Carrà, Russolo, Severini, Balla, Prampolini, Dottori e addirittura di Braque, Wlaminch e Pablo Picasso cubista, quello di “L’Abreuvoir” o de la “Femme à la mandolino”, con in più una migliore ed evidente chiarezza di espressione interpretativa. Già un’opera all’epoca, quella “u” con un puntino rotondo come la palla di una colubrina, le tre lettere onomatopeiche non sono un colpo di artiglieria, ma la firma posta sulle opere da Bruno Munari. Non ha che diciannove anni ed è milanese, con la “b” e la “m” minuscole, come si può leggere nelle sue carte da visita. Disegnatore meccanico e innamorato della sua tecnica, egli ha cominciato dalla semplicità delle linee che vedeva nei complicati congegni, gli elementi di un’arte, che pur inquadrandosi nella catena futurista, ha già manifestazioni simpaticamente personali, attraverso una limpida sensibilità umoristica, aderente alla vita che si svolge sotto gli occhi osservatori dell’artista. Nel 1967 scriveva Filiberto Menna, nella monografia ancor oggi la più leggibile e chiara sulla pittura di Enrico Prampolini: «Per il suo atteggiamento irriducibilmente laico di fronte ai fatti del mondo moderno, tale cioè da non ammettere nessuna ulteriorità trascendente le forze fisiche e psichiche dell’uomo, ma soprattutto per la disponibilità sempre aperta a nuovi modi di espressione, apre piuttosto la via alle esperienze molteplici di Munari, il quale per altra via si dimostra subito diverso per l’ironia e l’humor sottile che egli attingeva direttamente dalla poetica dadaista». L’obiettivo è di soffermarsi sul rapporto di compenetrazione tra l’uomo e l’ambiente, o la macchina, nel suo ripensamento alla metà degli anni venti. Se la poetica futurista della compenetrazione, e dello scambio di caratteri tra due oggetti o soggetti diversi, veniva in ambito di “arte meccanica” a esplicitare un rapporto di interdipendenza teorica tra l’uomo e la macchina, accade però che alla metà degli anni Venti Prampolini ripensi questo rapporto di compenetrazione come superamento della distinzione dei due termini di partenza.
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